
- 20 Marzo, 2025
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Biologia marina
I custodi del mare:
i cetacei del Mediterraneo
I cetacei sono creature misteriose, da sempre protagonisti di miti, leggende, romanzi ambientati in qualsiasi epoca e luogo, poi adattati a diverse culture e credenze. Sono spesso descritti come esseri giganteschi, dotati di poteri soprannaturali o di una saggezza ancestrale.
Aristotele li studiava, anche se attribuiva erroneamente loro la capacità di respirare sia in acqua, sia nell’aria. Plinio il Vecchio li menzionava nella sua Naturalis Historia, con descrizioni a metà tra l’osservazione scientifica e il racconto fantastico.
In Giappone, è famosa la leggenda del bake-kujira, un demone marino con l’aspetto di balena, continuamente cacciato, invano, dai pescatori giapponesi – leggenda che ha ispirato capolavori come The Old Man and the Sea di Ernest Hemingway, o Moby Dick, di Herman Melville.
Oggi, però, vogliamo restare in acque ben conosciute, e scoprire quali sono i cetacei che vivono nel nostro mar Mediterraneo.
Molti esemplari sono concentrati nel Santuario Pelagos, un’area marina protetta di circa 90.000 km sita tra la Liguria, il sud della Francia e il Principato di Monaco ma non è raro avvistarli in altre zone
Capodoglio
(Physeter macrocephalus)
Il capodoglio è il più grande dei cetacei odontoceti (ovvero dotati di denti). Con una lunghezza che può arrivare fino a 18 metri, è facilmente riconoscibile grazie alla sua testa enorme, che rappresenta circa un terzo della lunghezza totale del corpo. Questi giganti dei mari sono famosi per la loro capacità di immergersi a profondità straordinarie, fino a 3.000 metri, per cercare il loro alimento principale: il calamaro gigante.
Certo, a quelle profondità non ci si può affidare alla vista: per questo, i capodogli – come del resto molti altri cetacei – si affidano all’ecolocalizzazione (biosonar): emettono suoni nell’ambiente e ne ascoltano gli echi che rimbalzano dalle superfici attigue. Grazie a questo sistema, possono identificare e stimare la distanza tra loro e gli oggetti attorno.
Una curiosità: semmai avrete la meravigliosa occasione di vedere dei capodogli posizionati in verticale, sappiate che stanno facendo un pisolino.
Balenottera comune
(Balaenoptera physalus)
Nelle acque aperte del Mediterraneo non è raro incontrare la balenottera comune. A differenza del capodoglio, la balenottera fa parte della famiglia dei misticeti: significa che, al posto dei denti, ha lunghe setole chiamate fanoni, con cui filtra l’acqua e il cibo.
Velocissime – anche per scappare dalle orche, il loro unico predatore, uomo escluso -, si possono vedere in abbondanza tra luglio e settembre nel bacino Corso-Liguro-Provenzale, dato che in quel periodo di tempo l’area abbonda di krill, gli organismi marini di cui si nutrono.
Sono facilmente riconoscibili: hanno un’asimmetria nella colorazione della mandibola, bianca sul lato destro, mentre sul lato sinistro è del colore del dorso. Le femmine sono più grandi dei maschi e entrambi hanno uno sfiatatoio con due orifizi. Le loro apnee durano dai 6 ai 30 minuti, e quando risalgono in superficie innalzano uno spruzzo verticale che supera i 6 metri.
Delfino comune
(Delphinus delphis)
Il delfino comune nel Mediterraneo è presente principalmente in due zone: intorno a Ischia e a Lampedusa. Fa parte degli odontoceti, si riconosce dal ventre bianco in contrapposizione col grigio del dorso, dalla testa tonda e dal muso stretto, a collo di bottiglia.
È un animale incredibile, dotato di grande intelligenza: è stato uno dei pochi animali a superare il cosiddetto test dello specchio (mark test). Questo significa che, se posto davanti a uno specchio, il delfino riconosce che l’immagine che vede è sé stesso e non un altro esemplare.
Sono animali sociali: viaggiano in gruppi di 20-30 individui – chiamati pod – che in mare aperto possono raggiungere numeri molto, molto più elevati. Chi viaggia in barca nelle zone in cui proliferano potrebbe ammirare il fenomeno del bow-riding, ovvero la loro tendenza ad accompagnare le barche nuotando vicino alla prua. Questo comportamento è riscontrato anche nei tursiopi e nelle stenelle.
Tursiope
(Tursiops truncatus)
Il tursiope è una delle specie più conosciute e popolari tra i cetacei: quando pensiamo a un delfino, molto probabilmente abbiamo in mente un tursiope e non il delfino comune (per intenderci, Flipper, il famoso “delfino” della tv, era un tursiope). A differenza del delfino, ha il corpo prettamente grigio, senza striature bianche; possono essere lunghi tre metri, con un peso che oscilla dai 150 ai 650 kg. I tursiopi amano giocare, saltare dentro e fuori dall’acqua, fare acrobazie, e in generale si rapportano all’uomo e alle imbarcazioni con curiosità.
Vivono in branchi formati da sole donne e cuccioli; i maschi tendono a formare gruppi, e quando uno di loro nota una femmina che gli interessa, gli altri maschi si fanno da parte per controllare la situazione.
Globicefalo
(Globicephala melas)
Il globicefalo è impossibile da confondere: con la sua grossa testa tonda – letteralmente, globicefalo significa “testa (a forma) di globo”, è un delfinide odontocete che può raggiungere una lunghezza di circa 6 metri, famoso per la sua intelligenza e la propensione a formare gruppi numerosi.
I globicefali sono infatti animali sociali, che vivono in gruppi coesi e capaci di un’ampia gamma di vocalizzazioni, che usano per comunicare. Sono regolarmente avvistati nel Mediterraneo, soprattutto nelle acque più lontane dalle coste, dove si spostano alla ricerca di prede come pesci e calamari. La loro presenza è un segno della buona salute delle acque in cui abitano.
Una curiosità: i globicefali sono – quasi – gli unici cetacei a tenere testa alle orche, che spesso fuggono quando percepiscono la loro presenza.
Zifio
(Ziphius cavirostris)
Tra i cetacei meno conosciuti, e forse proprio per questo più affascinanti, c’è lo zifio.
Con il muso appuntito e la sua struttura corporea idonea a nuotare in acque profonde, lo zifio è un esperto cacciatore di calamari e pesci di profondità.
Di lui sappiamo molto poco: è un animale elusivo, particolarmente infastidito dai rumori; per questo sale in superficie poco e raramente, a diverse miglia dalla costa e dall’uomo.
Il nemico numero uno di questi splendidi animali sono i sonar militari.
Grampo
(Grampus griseus)
Come lo zifio, anche il grampo è un cetaceo particolarmente difficile da vedere: è un delfinide odontocete – anche se, di denti, ne ha pochi – dal capo arrotondato e bilobato, il cui corpo è segnato da numerose cicatrici dovute principalmente all’interazione con altri esemplari, che si tratti di comunicazione, di gioco o di scontro.
Come gli zifi, i grampi non amano il rumore e per questo salgono in superficie per pochissimo tempo: d’altronde, sono ottimi apneisti e possono restare sott’acqua per più di 30 minuti, senza sentire l’esigenza di risalire a respirare.
Stenella striata
(Stenella coeruleoalba)
Dopo alcuni delfinidi schivi, chiudiamo questo approfondimento sui cetacei parlandovi di una specie che, invece, si avvista con grande facilità in tutto il Mar Mediterraneo: è la stenella.
Alla vista ricorda molto il delfino comune, anche se è di dimensione più piccola: ha una striscia bianca che percorre l’intero fianco, quasi fosse la pennellata di un pittore esperto, è aggraziata e leggera, e ama nuotare e saltare davanti alla prua delle navi. Si sposta in gruppi numerosi, spesso accompagnata da altri cetacei: la sua dieta è varia, a seconda di ciò che trova.
Il posto perfetto per ammirarle nel Mediterraneo? Il Mar Tirreno centrale – e nell’area del Santuario Pelagos, naturalmente.
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